
Ho scattato questa foto all’evento di fine anno della Fondazione Bianca Ballabio, che supporto dalla sua nascita nel 2020.
La Fondazione onora la memoria di Bianca, scomparsa a vent’anni a seguito di un tragico incidente che ce l’ha portata via. Bianca è davvero una delle anime più pure che abbia mai conosciuto; credo non fosse proprio capace di ferire qualcuno, di avere un qualunque tipo di pensiero cattivo.
E non sono le banalità che sentiamo al TG alla “salutava sempre”. Quando la incrociavo a scuola il suo sorriso mi migliorava davvero la giornata: vederla, salutarla, abbracciarla. Mi manca terribilmente.
Una delle persone più spensierate e positive che abbia mai conosciuto: irradiava gioia con la sua risata, con il suo canticchiare dolce e squillante. L’unica persona che conosco ad essere stata identificata dai vigili per essersi arrampicata su un albero: questo dettaglio mi ha sempre divertito molto e lo trovo emblematico per raccontare che tipo di persona fosse.
Bianca aveva appena concluso il primo anno di Medicina e Chirurgia a Sassari, amava alla follia le materie che studiava. Ha iniziato a prepararsi al test d’ingresso tra la terza e la quarta superiore, dedicandosi allo studio appassionato della medicina fino a quel maledetto incidente. Mentre noi cercavamo ancora di capire chi fossimo e chi volessimo diventare, per lei era già chiarissimo.
Ricordo le giornate in biblioteca a studiare, tra scorte di bottigliette d’acqua e ricerche di posti liberi con qualche presa a portata di mano; gli infiniti pomeriggi in quarantena a ripassare insieme in videochiamata per prepararci all’ultima sessione prima dell’estate, che per lei fu davvero l’ultima.
Era iscritta ad ADMO come donatrice, ricordo la gioia nei suoi occhi quando ci disse che avevano trovato una compatibilità, che avrebbe quindi potuto aiutare qualcuno. Non ha mai smesso di fare del bene anche dopo la sua scomparsa, iniziando con la donazione degli organi.
Bianca amava viaggiare, l’arte, il rock, l’indie, amava i Muse follemente. Ci parlava sempre dei concerti a cui andava con la sua mamma: “la Miky Bonzi”, con cui ha sempre girato il mondo e conquistato transenne. Amava la sua famiglia in modo viscerale.
Michela e Massimo: i genitori di Bianca, sono due persone veramente speciali. Vorrei spendere qualche parola su ciò che fanno perché è davvero il minimo da parte mia.
La loro forza e il loro amore mi lasciano davvero senza parole. Riescono ogni giorno a canalizzare il dolore straziante in immensa cura, per l’altrə e per gli altri. Mille grazie non bastano.
Michela e Massimo, attraverso la Fondazione, sostengono e finanziano progetti stupendi in ambito medico, culturale, sportivo e non solo; facendo rivivere Bianca ogni singolo giorno.
Purtroppo non credo nelle religioni teiste: nel Dio buono che compie la sua volontà, nella preghiera e nel pensiero confortante del paradiso. Però credo molto alla funzione eternatrice della memoria e all’idea che chi ha inciso profondamente nel mondo non scompaia mai davvero. Bianca continua a esistere nelle conseguenze delle sue azioni, nei segni che ha lasciato, nei cambiamenti che produce ancora nella realtà.
Ugo Foscolo vede nella memoria una sorta di continuazione della vita, in senso morale e simbolico. Spetta ai vivi continuare a far vivere chi non c’è più nel ricordo, nelle parole e nei gesti. Per questo io sono fermamente convinta che, nonostante Bianca non sia qui con noi in forma fisica e materiale, lei continui a vivere.
Vive nella nostra memoria, nelle parole di Massimo e di Michela e in tutti i progetti che portano avanti per la fondazione.
È nel “Germoglio di Bianca”: progetto che dal 2021 continua a rendere il reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale di Legnano un luogo più accogliente per le neomamme. Concepito per rendere il parto un’esperienza meno dolorosa e più rilassante, grazie a letti di ultima generazione che si adattano ad ogni tipo di posizione e docce speciali per travaglio e parto in acqua. L’Ospedale di Legnano da allora ha registrato un aumento della natalità del 10%.
Bianca, per me, è in ogni vita che nasce in questo reparto e in ogni donna che vive il parto in armonia col proprio corpo e con l’ambiente circostante. Trovo straordinaria la potenza della scelta di Michela e Massimo nel sostenere, in particolare, questo progetto.
Bianca è in ogni studentessa e studente che ha ottenuto una delle borse di studio finanziate dalla fondazione, nata proprio “per dare vita ai sogni che – lei –non ha avuto il tempo di realizzare”.
Questo è in assoluto ciò per cui provo più rabbia e sconforto: pensare che Bianca, pur essendo per me presente e viva in tutti questi progetti, ha smesso cinque anni fa di realizzare i propri. Ci rifletto ogni volta che penso a lei e fa sempre male; ci penso ogni volta che raggiungo obiettivi importanti, penso a quanto mi piacerebbe condividerli con lei e, soprattutto, ascoltare dei suoi traguardi conquistati.
Ci penso ogni volta che ritrovo gli amici con cui abbiamo condiviso quelli che molti definiscono “gli anni più felici, più spensierati della vita”; penso che dovrebbe esserci anche lei, fisicamente, con noi.
Nel mio, nel nostro ricordo Bianca non morirà mai; ma una gigantesca parte di me non accetterà mai la sua scomparsa. È vero che Bianca vive finché vive il suo ricordo, ma come si fa ad accettare la sua assenza materiale? Accettare di non poterla abbracciare, sentirla ridere e cantare, vederla andare avanti con successo nella vita, crescere e invecchiare assieme a noi. Come avrebbe dovuto essere.
Mi manchi Bianca. Ti sento sempre, ma mi manchi infinitamente.
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