LA SCUOLA DELLA VIOLENZA BOCCIA L’EDUCAZIONE SESSUO-AFFETTIVA


Nella stessa settimana in cui apprendiamo la notizia dell’ennesimo femminicidio (quello di Pamela Genini), il nostro governo vota un disegno di legge che vieta l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole medie.

Eppure è proprio alle medie che interiorizzi le prime discriminazioni: da infliggere o da subire.

Un momento cardine della crescita dove nascono i primi impulsi sessuali senza però saperli riconoscere, gestire; senza saperci convivere.

L’età in cui le nostre differenze diventano evidenti dal punto di vista sia fisico sia sociale. L’età in cui, per esempio, iniziano a crescere i peli; peli maschili che spuntano indisturbatamente e peli femminili che agli occhi altrui ti rendono sporca, poco curata, meno donna.

Dove il corpo dei ragazzi cambia e va bene così, però quando a una ragazza cresce il seno diventa la “troia”, “quella facile”, quella “che vuole mettersi in mostra”.

L’età in cui diventa normale chiamare “sfigato” o “frocio” il compagno di classe più snello degli altri, quello più basso o quello più silenzioso. Non importa il tuo orientamento sessuale, perché è l’età in cui impari che certe cose si addicono solo alle femmine, e se un maschio fa una cosa da femmina allora è gay o effemminato, in ogni caso simile alle femmine e quindi bisogna prenderlo in giro.

L’età in cui ciò che ti dice il compagno di classe inizia ad avere più valore di ciò che senti dai tuoi genitori; l’età in cui non parli in casa di certe cose, non ti comporti di certo allo stesso modo. L’età in cui a scuola puoi dire di tutto e a casa, invece, nascondi i tuoi pensieri più intimi.

Credo fermamente che quello delle medie sia il periodo più brutto della vita formativa di un individuo. Non hai gli strumenti per affrontare le emozioni che vivi, la maturità di chiedere aiuto quando ne hai bisogno.

Risalgono alle medie i miei primi ricordi di mani che mi toccano senza il mio consenso, anche in una scuola religiosa: scelta dai miei genitori perché “più sicura”.

Ricordo ragazzini che allungano le mani sul mio sedere, ricordo le risate quando rispondevo e il disagio che seguiva. Ricordo i giudizi, di ragazzi e ragazze, che mi davano della tipa facile se, invece, lasciavo correre.

Ricordo il mio compagno R. che mi strizza con forza il seno sinistro alla prima pizzata di classe; sento ancora il dolore e la rabbia, anche se sono passati quasi quindici anni.

Ricordo il mio primo bacio, dato in quegli anni a un ragazzo “fidanzato”; che poi chissà cosa significa essere addirittura “fidanzati” a 13 anni. Mi disse di essersi lasciato con lei, ma il giorno dopo a scuola ero diventata “la troia” per tutte e tutti. Lui non ebbe alcun tipo di conseguenza, perlomeno che io sappia.

Non avevo ancora compreso la mia sessualità, ma già imparavo a familiarizzare con il senso di colpa e con la vergogna. Effettivamente, crescendo, ho iniziato a rendermi conto che queste dinamiche non scompaiono mai; le avranno pur apprese da qualcuno.

Non raccontai mai nulla a casa e mi allontanai da quelle che erano le mie amicizie più forti. Avevo solo tredici anni e il macigno della nomea di “troia” che sentivo pesare sulla testa. Non avevo mai nemmeno lontanamente pensato ad avere rapporti sessuali. Ricordo la confusione e la solitudine, la prima crisi depressiva arrivata subito dopo: tra le medie e il liceo.

Ero alle medie la prima volta che un ragazzo mi fece sentire a disagio per i miei peli sulle gambe; allora iniziai a rasarli con la lametta di mio padre, a secco, facendomi male. Il giorno dopo lo stesso ragazzo mi prese in giro perché le mie gambe, di cui si vedeva solo la caviglia, non erano abbastanza lisce (probabilmente come quelle che era abituato a vedere, già allora, nei porno).

Ricordo uno dei miei professori che, durante il ballo della scuola, mi disse che mi si vedevano i peli sotto le ascelle. Li avevo fatti appena prima di uscire, per evitare di sentirmi meno carina, meno donna. Non si vedeva nulla. Lo stesso professore, in gita scolastica, stilò una lista assieme ai miei compagni con la classifica delle ragazze più carine. Lui aveva una quarantina d’anni, noi tra i dodici e i tredici.

Ricordo le lacrime di una ragazzina che scorrevano sul suo viso dopo aver sentito, da un professore adulto, che il suo unico attributo positivo fosse “il culo”.

Allora però queste cose erano normali, non facevano scandalo e passavano molto più in sordina di adesso. Ma le cose non sono cambiate più di tanto; infatti leggiamo sui giornali che, sempre alle medie, un professore in una scuola di Pordenone augura alle sue alunne di incontrare “un Filippo Turetta, così smetteranno di esistere donne così”.

Si descrivono i ragazzini delle medie come bambini indifesi da proteggere, dimenticando che è proprio in quegli anni che si inizia a diventare adulti. Dimenticando che a quell’età i ragazzini inizino già a pensare al sesso, che hanno probabilmente già visto i primi video porno, che hanno già attuato o subito delle molestie. Ragazzini che spesso hanno accesso allo stesso tipo di intrattenimento degli adulti: gli stessi contenuti violenti e sessualizzanti, dove la prevaricazione fisica e l’uso di parole forti come “troia”, “frocio”, “puttana” sono cose normali e normalizzate.

A furia di urlare alla “propaganda gender” stiamo crescendo ragazzini che desistono persino a usare delle scale arcobaleno, con genitori che li spalleggiano.

Del resto quelli sono solo ragazzini no? Non diventeranno mica adulti, resteranno per sempre bimbi da proteggere. Però non è così; non si tratta di eterni Peter Pan innocui, perché hanno tutte le potenzialità di diventare, un domani, carnefici o vittime.

Come si fa a prevenire la violenza se non insegnamo da subito a riconoscerla? Se, anzi, siamo i primi ad attuarla? Mi chiedo a cosa serva, se questi sono i presupposti, sfornare sedicenti leggi sui femminicidi se poi non ci interessa minimamente prevenirli.


FONTI (clicca sui titoli per leggere gli articoli):

Educazione sessuale e affettiva nelle scuole vietata alle medie. Le opposizioni: “Medioevo, testo oscurantista”

Pamela Genini uccisa dall’ex, il referto dopo le botte e la rabbia del fratello: «Poteva essere salvata»

Il prof all’alunna di 13 anni: “Per te ci vorrebbe Turetta”. E il padre lo denuncia per minacce

Verona, polemica su scala arcobaleno a scuola. Il sindaco: «Meglio ridipingerla, collegabile a ideologie»



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